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Il bell'Antonio ePub

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Ma se vi presto Vitaliano per un paio di giorni, mi promettete che gli vorrete bene?


Vi è capitato mai di soffermarvi a guardare una cosa, una persona,e di provare un’ondata di affetto? Di quelle che vi fanno vergognare del puccettosismo sopito che non sapevate di avere?

Adesso, io non so se la cosa funzioni anche per trasposizione, ma l’ondata di affetto per Vitaliano me la godo e non me la leva nessuno.

A casa mia ho diverse edizioni di questo libro, in una c’è un galletto in copertina e rimanda in modo diretto alla ridicola percezione della virilità di cui si fa beffe Vitalianuccio mio. Quella che ho letto io invece, non è neanche quella che vedete spostando i vostri begli occhietti a lato del titolo, la mia edizione ha in copertina una regolare e lucida scriminatura di capelli. La più azzeccata direi. In pratica una riga di culetto che ricorda molto le pettinature de “I Vitelloni” o dei “Poveri ma belli”. Certo, certo, anche di Mastroianni nella corrispondente trasposizione cinematografica. Però il film non è la stessa cosa. Lo sapete. C’è mica bisogno che ve lo dica! Innanzitutto è ambientato quarant’anni dopo, e allora il magnificocontesto storico politico dipinto da Vitalianuccino mio, va a farsi benedire. Inoltre nel film il protagonista è Antonio. Il bell’Antonio. Lo stupendo e affascinante Antonio. Nel libro, udite, udite, i protagonisti sono altri.

Allora: prima di tutto c’è DonAlfio, il papà di Antonio, che nei suoi accessi d’ira mi fa morir dal ridere, e a cui perdono quello che adesso chiameremmo “machismo”, malattia ancora non debellata ahimé, con la conseguenza che il mondo è pieno di esemplari appartenenti a questa categoria, peccato per noi donzelle che non siano simpatici come Don Alfio, che ci fa sorridere anche in punto di morte.

Poi c’è Ermenegildo, lo zio di Antonio. La disincantata umanità di questo vecchietto, trasuda dal bastone con cui si regge fieramente, mentre gira intorno a una palma di Catania e ci racconta la suadisillusione. Un Don Chisciotte malinconico con l’accento catanese che parla delle viltà politiche, di ieri, di oggi e di domani.

Infine c’è Edoardo, il cugino di Antonio. Il più combattuto dei personaggi di Vitalianetto mio adorato, che ci fa innamorare della sua andatura da gambero, due azioni in avanti, e un passetto di pentimento indietro, fino all’ultima pagina, fino all’ultimo pianto al telefono.

E l’Apollantonio che fine fa? Diventa lo sfondo bellissimo e vacuo che esalta i personaggi attorno.
E’ il rametto di prezzemolo che si mette sul bordo del piatto di penne all’arrabbiata, prima di far la foto da mettere nel menu a colori. Bello e pomposo, ma in realtà ciò che importa al palato sono la quantità di peperoncino e la cottura al dente.

Che dire ancora? Io a Vitalianuccio bello, gli voglio proprio bene. Sono anche un po’ gelosa di farlo scoprire a chi ancora non lo conosce. Ve ne prego, se per caso volete fare la sua conoscenza, abbiateneriguardo, e restituitemelo se non altro ben pasciuto e con la camicia stirata bene.
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